Una gita in compagnia

Col delle Finestre
C’è la nebbia che sale, lambisce la cresta e ferma la sua corsa lì, lungo il crinale. Un istante dopo piove, poche gocce e poi nuovamente il sole. La montagna è così, fatta di correnti, vento e pioggia.
Lo sguardo spazia su un panorama che rasserena l’animo. I resti del forte militare sono immersi nel loro abbandono. Ogni tanto un uccello si posa sulle loro pietre, ma è l’unica forma di vita tra questi ruderi. In distanza, la sommità dello Chaberton, con la sua batteria di cannoni distrutta dai francesi durante la seconda guerra mondiale, sembra un vulcano spento. I ciclisti spingono su questa strada per giungere al colle. Numerose scritte ne testimoniano il passaggio. Ma sono ancora la natura e il silenzio i veri signori di questi luoghi. E la nebbia li ammanta, proteggendone i loro segreti.

La Certosa di Monte Benedetto

La Certosa di Monte Benedetto, a Villar Focchiardo in provincia di Torino, cela la sua storia, immersa nei boschi della Val di Susa. Oggi restaurata la chiesa e alcune pertinenze adibite ad alpeggio, brilla con il grigio della sua pietra tra gli alberi nei boschi che la circondano. La prima impressione, imboccando il sentiero, è di lasciarsi alle spalle il proprio vissuto. Il silenzio regna sovrano nella quiete della natura. Man mano che si avanza nella mulattiera, un gorgoglio di un ruscello scandisce, come un mantra, la dimensione del cammino. Allontana i pensieri più immediati, il respiro si regolarizza e il passo si fa cadenzato. Entrando nel cortile, che racchiude ciò che resta di questa Certosa, sembra quasi di cogliere l’eco di un canto gregoriano, che si stempera tra i campanacci delle mucche presenti nei pascoli circostanti. E’ la dimensione della pietra, spoglia come l’anima al cospetto di Dio, che si para davanti e accoglie il visitatore. Della chiesa restaurata, dalle nude pareti, resta la documentazione fotografica e la ricostruzione della sua storia. Oggi la Certosa è muta, gli ultimi monaci l’hanno lasciata nel 1647 per trasferirsi nella Reale Certosa di Collegno. Sì, quella che ospiterà poi il manicomio, quello del famoso caso dello smemorato di Collegno (Bruneri Cannella). Resta la sua storia, i passi che i monaci certosini l’hanno abitata. E ancora una volta si respira il silenzio che esce da questi muri, dalla pietra, spaccata levigata e unita a conci, frutto del passato che oggi fortunatamente, rinnovato, ritorna.

Con Fiorenzo, Vincenzo, Michele e Rinaldo.

Fotografie di Michele e Rinaldo.

Presentazione a cura di Rinaldo.

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