LA STANZA DEI RICORDI – GIOVANNI

Riempire una stanza con oggetti  o ricordi

Se potessi avere … uno spazio dedicato di dimensioni circa ∞ * ∞ * ∞ incomincerei a riempirlo … di me stesso bambino, di tutto quello che mi ha accompagnato nell’infanzia, nei momenti più sereni e spensierati. Non solo giocattoli, anzi, ci metterei le carezze di mia mamma, le storie avventurose che mi raccontava mio papà, gli scherzi di mio zio e le bugie, tutte a fin di bene, di mia nonna.
E poi la riempirei con tutti gli animali con cui ho giocato, cagnolini, gatti, criceti, caprette e tutte le  formiche che avevo in cortile ad Asti, che facevo andare in questa o quella direzione con scie di zucchero.
Riprenderei la mia chitarra, e con essa tutti gli spartiti dei miei cantanti e cantautori preferiti. E con la chitarra ci metterei la batteria e quella tromba che ho sempre voluto e mai avuto. Ci metterei tutti i dischi, quelli di vinile, che ho comprato e che avrei voluto comprare se a vessi avuto i soldi, e gli amici dell’adolescenza con cui suonavo e ascoltavo musica.
Tappezzerei le pareti con tutte le foto che ho fatto, anche le più buie, le più sfocate, perché ognuna ha congelato un istante della mia vita e dei miei ricordi.
Un posto speciale avrebbe la foto di mio papà, non ancora diventato tale, in bicicletta con a fianco il suo cagnolino, quella di mia mamma con il pancione, quando stava per mettermi al mondo, e quella di mia nonna che mi imbocca sul seggiolone vicino alla stufa a carbone.
E ci metterei le foto dei miei cugini di Sanremo, con cui ho passato le ore più belle al mare.
E sulle altre pareti (sono infinite, no?) ci sarebbero scaffali con tutti i libri che ho letto e che vorrei rileggere, gli Urania e i racconti di Maigret; i libri di logica matematica che non ho ancora ben capito. E tutti i libri che non ho ancora letto e vorrei leggere.
Su una parete ci sarebbe una sola, grande finestra, Una finestra sul mondo che mi faccia vedere tutti i posti meravigliosi che non ho mai visto e non potrò vedere.
Infine, in centro alla stanza, messa in modo che si possa vedere da ogni angolazione, ci sarebbe una teca di cristallo, con dentro tutte le mie ansie e le mie angosce, da poter osservare e dire: ”Tanto non mi fate più paura”.

Giovanni

7 commenti su “LA STANZA DEI RICORDI – GIOVANNI”

  1. Nella mia stanza dei ricordi c’è anche una foto…sfocata dal tempo..di una bella ragazza dai capelli corvini ed un sorriso bianchissimo…una foto di 30 anni fà…come sono strane le persone…hanno un cuore per amare ed una mente per ricordare…chissà se anche nella tua stanza dei ricordi c’è una foto…chissà…

  2. “Su una parete ci sarebbe una sola, grande finestra, Una finestra sul mondo che mi faccia vedere tutti i posti meravigliosi che non ho mai visto e non potrò vedere.”
    Mi è molto piaciuto questo testo e faccio mio il pensiero che ho virgolettato. Quanto spazio avremmo bisogno per riporre tutti i nostri ricordi. Per fortuna possiamo ricordarli prendendo una penna in mano e raccontarli a noi stessi e agli altri su un foglio di carta…è vero ora non serve più carta e penna! ma essi non perdono il loro fascino eaffidiamogli ancora i nostri ricordi. Complimenti Maria

    • Graie Maria. E’ proprio lo scopo di questo corso, riprendere la penna in mano e dare ordine alle nostre suggestioni, ai nostri ricordi, a scavaare in quel cassetto della memoria senza farci prendere dalla nostalgia e dal rimpianto.
      Giovanni

  3. Gli “specchi della memoria” erano stati definiti i primi “macchinari” fotografici quando nell’ottocento imprimevano chimicamente le immagini sulle prime lastre di vetro !- Era una conquista per la gente comune , spinta dal desiderio di posterità riservato ai notabili che riuscivano a tramandarsi nei quadri.- Io non c’ero ancora …ma, forse attraverso il DNA paterno – essendo mio padre tipografo – si è trasmessa la passione per le immagini e la fotografia come la descrivi così bene tu Giovanni.- Non fumo, ma non mi ritrovo per questo con dei risparmi, anzi ho speso molto di più per la dipendenza fotografica.- Il buon Ferroglio di via Tripoli e diversi altri fornitori mi salutano ancora volentieri.- Immergersi nel metro cubo di foto, diapositive, pellicole ed ora pixel, ci permette di viaggiare – gratis- nei ricordi avendo già pagato il biglietto mentre si lascia una obbiettiva scia di testimonianze in questa civiltà dell’apparire comunque e sempre.- Mentre per i libri, Giovanni, giri impietosamente un coltello nella piaga.- Michele… in atteggiamento empateticamente obbiettivo.

    • Ferroglio! Quel … buon uomo, generoso di consigli, un po’ meno con i listini dei suoi prodotti! Lì ho preso la mia prima macchina reflex, lì la prima digitale. Non so se capitava anche a te, spesso andavo con una scusa qualsiasi per poter ammirare la sontuosa vetrinetta dell’usato. Leica, Hasselblad e altre meraviglie.
      Grazie del riscontro Michele.

      • Da Ferroglio acquistai la mia prima reflex.
        La Petri TTL, pesante come non mai, mi donò visioni fantastiche, con quell’ago dell’esposimentro che sembrava volesse spazzare via i granelli di polvere depositati sul vetro smerigliato…
        Ma eravamo in un altro secolo!

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